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Fantozzi va in paradiso, su questo non ci piove, nemmeno se passa la sua nuvoletta

Vaglielo a spiegare a mia madre e a chi non capiva cosa ci potessi trovare da ridere nel vedere per la ventesima volta lo stesso film di Fantozzi. Vaglielo a dire che la mia “serata da scapoloni”, la prima volta che rimasi a casa da solo, con moglie e figli in montagna, consistette nel mangiare la pizza e poi tornare a casa a guardarmi, in sequenza: FantozziIl secondo tragico Fantozzi e Fantozzi subisce ancora in compagnia di Stefano e Domenico, ridendo come ebeti fino alle due di mattina. E, ancora, che il primo film noleggiato in videoteca fu Superfantozzi e che, quando lo passarono in TV lo registrai e l’ho visto tante volte che ormai conosco a memoria quasi tutte le battute; che mi presi un richiamo, tutt’altro che simpatico, da un mio socio perché la mia foto profilo di WhatsApp era l’immagine di Fantozzi in canottiera che si tiene le mani con la sua faccia afflitta “non puoi dare un’immagine così poco professionale!”.

Vaglielo a spiegare a quelle persone che posso rivedere senza stancarmi cento e cento volte la scena della radiolina a Capodanno o del mitico rag. Ugo che rompe la finestra con un pugno per sapere “Chi ha fatto palo?” nella partita dell’Italia, ridendo ancora fino alle lacrime.

So di non essere l’unico ad aver provato queste cose e che molti si rispecchieranno nelle mie parole, ma, anche se di solito vorrei distinguermi dagli altri, in questo sono contento di essere parte di una comunità che ha “amato”. Sì, perché Fantozzi noi lo amiamo, non è una semplice questione di simpatia o di comicità. Per noi è un vero amore, come quello che si prova per il nonno, per uno zio o per il vicino di casa che ha la delicatezza di tenerci aperto il portone quando ci vede arrivare.

Un anno fa, il sogno di sempre si è avverato: Paolo Villaggio è stato mio ospite a Cinema&Libri presso L’Isola del Cinema a Roma. Siamo stati insieme sullo stesso palco a parlare del libro di suo figlio, proprio con Piero Villaggio e Pino Strabioli (che non smetterò mai di ringraziare per questo grande dono).

Di quella sera ho tantissimi ricordi, emozioni difficili da raccontare. Mi sono arricchito dell’amicizia di Piero con cui si è creato un rapporto eccezionale. Poi penso a suo padre, quel grande uomo che, per quanto afflitto dai dolori, non si è risparmiato mai, regalando a noi, il suo pubblico, la sua simpatia e la sua verve.

Mi piacerebbe raccontarvi della nostra cena, della simpatia di tutta la sua famiglia. Ho avuto l’onore di sedere a tavola proprio accanto a sua moglie e apprezzare la sua passione per le patatine fritte, così come l’umorismo sfrenato della figlia Elisabetta, schietta, sincera e onesta. Vorrei parlarvi del silenzioso osservare di Paolo, della sua sorpresa trovando un quadro raffigurante la mitica scena del furto della mela nel paradiso terrestre. Vorrei, ma non serve. Fantozzi è eterno e tale resterà grazie ai suoi film che non sono “Una cagata pazzesca!”. Paolo Villaggio è un grande e per me tale resterà, ancor più dopo che ho avuto l’onore di conoscerlo di persona.

Mi permetto di vantarmi di un’altra cosa: prima di andarsene, mi chiese un libro e non sapete quale gioia sia stata averglielo potuto regalare, nonostante insistesse per pagarlo. Che, come disse lui: “Per un genovese, non è poca cosa.” 

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